Attraverso il teatro delle ombre e le videoproiezioni, Zero Beat presenta la riduzione teatrale di una favola della tradizione mantovana ‘La coscia di castrato’.
Protagonista il pescatore ‘Giuanin’, che per sfamare i suoi sette figli decide di partire all’avventura, alla ricerca di oggetti magici che possano migliorare la sua condizione. In tasca solo una coscia di castrato.
Tra mostri e avventure, scoprirà che il vero pericolo è l’arroganza dei potenti.
Un tempo, ma neanche tanto lontano, nelle stalle delle campagne mantovane ci si riuniva per “fare filòs”. Si trascorrevano le fredde sere invernali insieme alle bestie; qualcuno chiacchierava, qualcuno tesseva o riparava gli attrezzi, spesso si raccontavano storie. E’ così che si è depositato un ricco patrimonio orale di favole e fiabe, un immaginario fantastico che sarebbe un peccato lasciare sepolto tra le pagine di polverosi libri. Boschi pieni di mistero e di orchi, oggetti magici, aiuti insperati da personaggi fatati, sono solo alcune delle avventure che affronterà Giuanin il pescatore. Partito con solo una coscia di pollo in tasca, è disposto ad affrontare qualsiasi avversità pur di risparmiare la fame e il freddo alla moglie e ai sette figli. Ma ben presto scoprirà che ogni successo è solo provvisorio, ad ogni svolta, della fiaba come della vita, c’è un ostacolo nuovo da affrontare. Chi sarà l’osso più duro? L’orco che si cela nella foresta incantata, o il potente di turno pieno di tracotanza e superbia? La fiaba infatti non solo testimonia la fertile immaginazione dei nostri avi, ma anche il sotterraneo risentimento delle classi popolari nei confronti del potere. Quando i ricchi e i padroni soffocano i contadini con tasse e angherie, se una rivoluzione non è possibile, almeno ci si può riscattare con la fantasia, regalando un lieto fine al povero protagonista di una storia, raccontata sottovoce in una fredda notte d’inverno.
